lunedì 15 novembre 2021

 Mi stavo muovendo velocemente, le mie gambe non accennavano a fermarsi, anzi, aumentavano la velocità. 

Perché stavo correndo? Qualcuno mi seguiva? Beh sì, c'erano delle persone dietro di me, ma erano distanti, altre persone erano davanti a me, più vicine, stavo per raggiungerle, mi avvicinavo sempre di più a loro.

Ah giusto, una corsa, una gara di corsa campestre, ancora sento il cuore battermi ferocemente nel petto, non mi fa male, mi spinge a correre di più, voglio vincere, posso vincere. Perché voglio vincere? Se arriveró prima vincerò dei soldi? Avrò una qualche agevolazione in qualche campo scolastico? Cosa vinco? Non vinco niente, o niente che io reputi importante. Allora perché corro? C'è un motivo per il quale corro? Perché le persone corrono? Per scappare di solito, o per raggiungere qualcuno o un luogo quando sono in ritardo, ma io non sto correndo per nessuna delle due ragioni, sto partecipando ad una gara. Volevo vincere, ma della gara non mi importava, volevo arrivare prima, ma del podio non mi importava, non c'era nessuno della folla di cui mi importase, non c'era nessuno che stava correndo con me, o comunque nessuno di cui mi importasse. Sconosciuti o conoscenti, in ogni caso per me non sono nessuno, solo persone che corrono come me.

Anche loro non sanno perché corrono? O forse sono l'unica che corre senza un apparente motivo?

Mi é sempre piaciuto correre, eppure quando penso ad una corsa penso ad una fuga, però non ho paura, non sto scappando da nessuno, sto correndo perché voglio arrivare prima, perché voglio essere la migliore. A pensarci bene però, quando si corre da una meta all'altra, ci si avvicina ad un luogo e ci si allontana dall'altro, per andare in una direzione bisogna scappare da un' altra, o comunque allontanarsi e staccarsi da essa.

Chissà perché penso a queste cose mentre corro. Mi risuona in testa "La cavalcata della Valchirie" di Wagner, non la stavo ascoltando in quel momento, forse ce l'avevo in mente? La sto sentendo adesso? Può essere, forse entrambe le affermazioni sono giuste ed errate. Devo andare più veloce, ci sono giusto poco più di cinque persone davanti a me, se ora percorro l'ultimo pezzo alla massima velocità... oh, quella ragazza é arrivata, penso.

S. M. 


Provando a ricordare un momento della mia infanzia per quanto bene possa riuscirci, è come guardare un film avvolto di nebbia. Ogni azione è resa meno nitida dalla nebbia, non perché non riesca a ricordare, bensì perché è come se ci fosse un filtro che nasconda le parti negative. Ricordo quando alla "Fiera della domenica", volendo scegliere un gelato e non riuscendo a vedere i diversi tipi, mi aggrappai al muretto ed iniziai a saltare. Mi ricordo quel muretto del bancone come una montagna insormontabile e i gelati il premio per la mia scalata. E poi ricordo la botta. L'ultimo salto prima dell'impatto dei miei denti con i mattoni del muretto. Ma la cosa incredibile è che non ricordo il dolore. So di averlo provato ma non riesco, per quanto ci provo, a ricordarlo. E poi un flash di immagini, una dietro l'altra, che si susseguono velocemente. Il sangue, la faccia preoccupata di mia madre, il ghiacciolo per diminuire il male.

-Stai bene? - dice mia madre e io col capo che annuisco, mentre scendono le lacrime come fiumi giù per la valle

-Sicura di star bene? - mia madre

-Sì, esce solo un po' di sangue- io

-Non ti preoccupare non è niente - mia madre

-Sicura di stare bene? Siediti dai- richiede mia mamma

-Adesso ti porto un ghiacciolo così ti passa il male. Ma vedi che non è niente. 

A che gusto lo vuoi? - ancora mia madre

-Alla fragola- rispondo io

-Ecco tieni- mia madre 

-Grazie- io

E poi, non ricordo più nulla.

A. P. 

domenica 24 ottobre 2021



Cari lettori, 
Quest'anno fREADom sarà in versione itinerante (salvo avverse condizioni atmosferiche). Ecco i luoghi scelti per gli incontri:

15/11/21: Piazza sull'acqua, Rimini

13/12/21: Piazza Francesca da Rimini

10/01/22: Piazza dei Sogni, Rimini

02/02/22: Piazzale Kennedy, Marina Centro Rimini

07/02/22: Borgo San Giuliano, Rimini

28/02/22: Bosco dei nomi, Rimini

07/03/22: Scogli molo Rock Island, Rimini

11/04/22: Stazione ferroviaria di Rimini

02/05/22: Cimitero di Rimini

Appuntamento dunque per il 15 novembre, per parlare di Sicilia con il romanzo di Vittorini, che potrete trovare a questo link in versione gratuita.

Felici letture a tutti!


lunedì 10 maggio 2021

 La vita davanti a sé: i momenti più belli

"Prima non si ha memoria e si vive nell'ignoranza. La mia ignoranza è finita verso i tre o i quattro anni e certe volte ne sento la mancanza." 

"Tu sei un bambino molto sensibile, mio piccolo Mohammed. È questo che ti rende un po' diverso dagli altri... Non è certo la sensibilità che uccide la gente al giorno d'oggi."

"Non c'è bisogno di motivi per aver paura, Momò."

"Io trovo che la tristezza non bisogna andarsela a cercare."

"Mi ha cantato delle ninnananne, ma io non ne avevo mai sentito perché non ero mai stato bambino, avevo sempre altri pensieri per la testa."

B.B.

E se il finale fosse...

Mentre erano in casa che stavano decidendo di nascondersi nella cantinetta, d'un tratto Lola li viene a trovare e gli porta una torta per festeggiare la finta partenza di Rosa e in aggiunta per addolcire il pasto prepara un infuso di thè con dei fiori esotici. Subito dopo averlo bevuto però Madame Rosa si sente strana e percepisce delle sensazioni mai provate prima. All'improvviso si accorge di aver ripreso tutte le forze che aveva perso e incomincia a camminare con una leggerezza indescrivibile. Già dopo pochi minuti era in grado di correre, salire le scale e ballare senza stancarsi neanche un momento . Ma appena passano delle ore Rosa si accorge di perdere di nuovo l'abilità a far tutto e allora provano a riprepararle una tazza di tè uguale a quella che aveva bevuto prima. Nel momento in cui lo finisce, la magia ritorna nel suo corpo e ricomincia a far tutto senza alcun sforzo. Momó e Lola dopo aver capito che la magia di quel thè ha una certa durata ne preparano litri e litri e ogni volta che lei ne ha bisogno glielo danno. Infine così facendo, avranno finalmente molti altri anni per godersi la vita insieme e volersi bene senza nessuna preoccupazione.

B.B.

Momo e il Sig. Hamil, a bassa voce

Il signor Hamil fumava. Nulla che potesse risultare strano agli occhi di chi non lo conosceva. Chi sapeva la sua storia, invece, aveva bisogno di spiegazioni. Un venditore ambulante di tappeti, che, paradossalmente, aveva più tappeti invenduti che anni di vita davanti, con le tasche vuote come le sue, avrebbe dovuto preoccuparsi di mettere del cibo sotto i denti, piuttosto che una sigaretta. Eppure, non era raro trovarlo lì a fumare, al solito tavolino, dove lo raggiunsi anche quel pomeriggio. Aveva un’aria tranquilla e il suo immancabile sorriso gli addolciva il viso segnato dalle rughe. 
Mi piaceva parlare con il signor Hamil perché non erano mai serviti preamboli. Non servivano neanche in quel momento, ma figuriamoci se erano serviti quando ero troppo piccolo per sapere che nelle conversazioni tra i grandi non si va mai diretti al dunque. È quasi maleducazione. Coerentemente con questo nostro patto implicito, gli chiesi senza convenevoli se si potesse vivere senza amore. 
“Sai fare il morto in acqua Momo?” mi chiese. Risposi di sì, confuso e impaziente. 
“Ci potresti rimanere tutta la vita? Voglio dire, i tuoi giorni, riusciresti a viverli rimanendo così?” ribatté. 
Non si sta male mentre si fa il morto. È tutto così calmo e ovattato, in quei momenti la vita non fa rumore. Eppure, non sai mai se l’aria che ti gonfia la pancia sarà abbastanza per continuare a tenerti a galla. Sotto di te, bisogna aggiungere, non c’è nulla a sostenerti, non esiste dove appoggiarsi. E il rumore della vita in fondo ti manca. 
Ci sono pensieri che non hanno bisogno di essere fatti ad alta voce. “Grazie, signor Hamil”.

L.C.